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Cultura7 min di lettura·21 settembre 2026

Giornata europea delle lingue: che cosa cambia sapere già più lingue quando si impara il francese

Il 26 settembre l'Europa celebra le sue lingue: il 59,3 % degli studenti delle superiori dell'UE ne studia almeno due.

Giornata europea delle lingue: che cosa cambia sapere già più lingue quando si impara il francese

Il 26 settembre l'Europa celebra le sue lingue. Secondo i dati Eurostat estratti ad aprile 2026, nel 2024 il 59,3 % degli studenti della secondaria superiore generale dell'Unione europea studiava almeno due lingue straniere, e il francese resta fra le tre più studiate. Ecco che cosa cambia questo plurilinguismo quando si comincia il francese.

Che cosa celebra la Giornata europea delle lingue del 26 settembre?

La Giornata europea delle lingue è stata celebrata per la prima volta nel 2001, durante l'Anno europeo delle lingue. Al termine di quella campagna il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa decise di farne un appuntamento annuale, fissato al 26 settembre. L'edizione 2025 ne ha segnato i venticinque anni.

Gli obiettivi sono espliciti. Secondo il Consiglio d'Europa si tratta di far conoscere la diversità linguistica e culturale dell'Europa e la necessità di diversificare le lingue che si imparano nell'arco della vita. La stessa pagina ricorda un ordine di grandezza poco noto: oltre 225 lingue sono autoctone del solo continente europeo, senza contare quelle arrivate con le migrazioni.

Non è dunque una giornata dedicata a una lingua in particolare, ma all'idea che se ne possano imparare diverse, e che la seconda o la terza costi meno fatica della prima.

Quanti studenti europei imparano davvero più lingue?

Il dato più chiaro viene da Eurostat: nel 2024 il 59,3 % degli studenti della secondaria superiore generale dell'Unione studiava due o più lingue straniere. Circa sei su dieci, non tutti. Il divario fra paesi è enorme ed è proprio ciò che la media nasconde:

  • oltre il 98 % degli studenti in Francia, Romania, Cechia e Slovacchia studia almeno due lingue straniere;
  • in sei paesi dell'Unione lo fa meno della metà degli studenti;
  • tre sono molto più in basso: Spagna (18,8 %), Irlanda (10,3 %) e Portogallo (7,2 %).

La primaria racconta un'altra storia. Una nota Eurostat pubblicata il 26 settembre 2025, proprio per la Giornata europea delle lingue, indicava che solo il 6,4 % degli alunni europei della primaria studiava due o più lingue straniere, contro il 4,6 % di dieci anni prima. Il plurilinguismo scolastico europeo comincia tardi.

Che posto occupa il francese fra le lingue studiate in Europa?

Nella secondaria superiore generale dell'Unione, nel 2024, l'inglese è studiato dal 96,3 % degli studenti. Molto più indietro arrivano lo spagnolo (27,6 %), il tedesco (20,2 %) e il francese (20,1 %). Francese e tedesco sono a un decimo di punto, il che rende fragile qualsiasi classifica fra i due: la cosa utile da ricordare è che circa uno studente europeo su cinque studia francese.

La geografia dice più della media. Una maggioranza di studenti studia francese in Romania (84,7 %), Lussemburgo (70,5 %), Cipro (69,2 %) e Belgio (52,6 %). Il francese non è distribuito in modo uniforme: è massiccio in pochi paesi e marginale altrove.

Per collocare questa fotografia europea nell'insieme del mondo francofono, il nostro articolo Il francese è la 4ª lingua più parlata al mondo dà i numeri dei parlanti, che seguono una logica molto diversa da quella delle aule europee.

In che modo le altre lingue che conosci aiutano con il francese?

È il punto che la Giornata europea delle lingue difende e che il volume complementare del Quadro comune europeo di riferimento ha messo nero su bianco: il Consiglio d'Europa vi ha aggiunto scale di descrittori sulla comprensione plurilingue e sull'uso di un repertorio plurilingue e pluriculturale. Il plurilinguismo è descritto come una competenza disuguale e mutevole, con risorse diverse da una lingua all'altra.

In pratica significa tre cose:

  • la competenza parziale conta. Leggere il francese senza parlarlo con scioltezza è una risorsa reale, non un fallimento;
  • per un italofono il vantaggio è notevole e va usato consapevolmente. Il lessico è in gran parte comune, la struttura della frase coincide, i tempi verbali si corrispondono quasi uno a uno e il congiuntivo non è una novità. Le vere difficoltà sono altrove: le vocali nasali, la r, le liaison e il fatto che il francese scritto e il francese parlato si somiglino molto meno che in italiano;
  • se conosci anche l'inglese, sommalo: buona parte del suo lessico colto è entrato dal francese, con le trappole descritte nel nostro articolo sui falsi amici tra inglese e francese. E sapere come hai imparato la tua prima lingua straniera è già un metodo, una delle ragioni per cui i tempi variano tanto, come spiega Quanto tempo ci vuole davvero per imparare il francese?.

Che cosa questi numeri non dicono

Queste statistiche misurano iscrizioni, non competenze. Uno studente contato come studente di francese può averlo seguito due ore a settimana per tre anni senza arrivare all'A2: Eurostat conta gli iscritti, non i livelli raggiunti.

Non dicono nulla neppure sugli adulti. Tutti i dati citati riguardano la scuola, mentre gran parte di chi impara il francese oggi lo fa dopo gli studi, per lavoro, per un trasferimento o per un esame.

Infine il plurilinguismo facilita l'ingresso, non tutto il percorso. Indovinare un testo grazie all'italiano non produce né pronuncia, né grammatica, né scioltezza orale, e la vicinanza fra le due lingue può anche ingannare: molti italofoni si fermano a un francese comprensibile ma fortemente marcato. Le altre lingue fanno guadagnare settimane all'inizio, raramente mesi alla fine. Se non sai da dove parti, il nostro test di livello dà un punto di partenza in pochi minuti.

Da Frenchee le lezioni sono dal vivo in videoconferenza, con insegnanti madrelingua laureati, individuali o in piccoli gruppi da 3 a 5 studenti, senza abbonamento. Un insegnante che sa quali lingue parli già può appoggiarsi a queste fin dalla prima lezione invece di farti ripartire da zero.

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