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Cultura7 min di lettura·23 ottobre 2026

Questa parola esiste in francese? Che cosa raccoglie il Dictionnaire des francophones

619.278 definizioni al lancio: che cosa raccoglie il Dictionnaire des francophones e che cosa non dicono le cifre.

Questa parola esiste in francese? Che cosa raccoglie il Dictionnaire des francophones

Il Dictionnaire des francophones è stato lanciato il 16 marzo 2021 con 619.278 definizioni tratte da sette risorse, una delle quali è un inventario che copre undici paesi dell'Africa francofona, secondo il suo compendio datato 12 marzo 2021. Sapere che una parola è registrata non dice ancora se la si può usare davanti al proprio interlocutore.

Che cos'è il Dictionnaire des francophones e che cosa conta?

È un dizionario collaborativo online dedicato al francese così come si usa nel mondo, e non al solo francese di Francia. Riunisce inventari di parole prodotti separatamente in Africa, in Belgio, in Québec e in Francia.

Le cifre vengono dal suo compendio, datato 12 marzo 2021 e redatto all'Università Jean Moulin Lyon 3. Annuncia «619 278 définitions pour des mots et expressions», più 1.813.292 voci per le forme flesse. Il lancio è ancora al futuro, «prévu le 16 mars 2021». Il progetto, avviato dal presidente della Repubblica nel marzo 2018, è guidato, come indica il Ministero della Cultura francese, dalla délégation générale à la langue française et aux langues de France.

L'italiano conosce bene questa situazione: una parola ovvia a Palermo può risultare opaca a Torino, e i dizionari di riferimento registrano alcuni usi regionali senza registrarli tutti. Il francese non fa eccezione. Dal 2021 ha soltanto uno strumento che mette quelle varianti una accanto all'altra invece di selezionarle.

Da dove vengono le parole registrate?

Il compendio nomina sette risorse integrate, ognuna con il proprio perimetro e la propria data:

  • l'Inventaire des particularités lexicales du français en Afrique noire, lavorato «de 1977 à sa publication en 1988», per «onze pays d'Afrique francophone»;
  • il Wikizionario, la cui parte francese «a débuté en mars 2004» e descrive «plus de 420 000 mots de français»;
  • il Dictionnaire des synonymes, des mots et expressions du français parlé dans le monde, «publié en ligne en 2017», «plus de 3 700 termes»;
  • il Grand Dictionnaire terminologique dell'Office québécois de la langue française, con «plus de 4 000 entrées» integrate;
  • Belgicismes, per le particolarità lessicali del francese del Belgio, «publié initialement en 1994»;
  • il Dictionnaire des régionalismes de France, pubblicato nel 2001;
  • la Base de données lexicographiques panfrancophone, «publiée en ligne à partir de 2004», che «décrit plus de 23 000 sens».

Un ottavo, FranceTerme, «en ligne depuis mars 2008» con «plus de 7 000 termes récents», è dato come in corso di integrazione.

Il dizionario è dunque ricco dove gli inventari esistevano già, e più magro altrove.

Una parola registrata è una parola accettabile?

Registrare non è raccomandare. Un inventario annota che una parola è stata rilevata da qualche parte; non dice se conviene alla lettera che state scrivendo stamattina. Questo è il lavoro di un organismo normativo, e l'Office québécois de la langue française descrive il proprio senza giri di parole: i suoi interventi si fondano sul «français standard tel qu'il est employé au Québec», e trattiene gli usi che «sont contemporains», che «appartiennent à un niveau de langue neutre ou soutenu» e che «sont conformes au mode de formation des mots du français et à sa syntaxe».

Questa posizione si legge nelle sue schede attraverso un codice di colori: verde per «les termes privilégiés», giallo per «les termes utilisés dans certains contextes», rosso per «les termes déconseillés».

Due domande si susseguono, quindi, e le loro risposte sono indipendenti: questa parola esiste da qualche parte, ed è attesa qui? Il nostro articolo sul verlan e il gergo tratta la seconda per il registro familiare, e quello su chi decide che cosa è corretto in francese mostra che gli organismi non rispondono tutti allo stesso modo.

Come se ne serve chi impara il francese?

Tre usi. Primo, capire una parola sentita in una serie quebecchese o in una conversazione belga: un inventario panfrancofono risponde dove un dizionario centrato sulla Francia tace. I nostri articoli sul francese del Québec e sui numeri, da soixante-dix a septante ne danno esempi.

Secondo, individuare da dove viene una parola prima di usarla. Sapere che «courriel» è corrente in Québec, o che «septante» si sente in Belgio e in Svizzera, cambia il modo di usarla davanti a un parigino.

Terzo, non confondere ricchezza e programma: 619.278 definizioni non sono 619.278 parole da imparare. Uno strumento così risolve un dubbio puntuale, non fissa un obiettivo. Il nostro test di livello colloca meglio il vostro punto di partenza.

Che cosa non dicono queste cifre?

Primo punto, il più istruttivo: due documenti dello stesso produttore, pubblicati lo stesso giorno, danno due conteggi. Il compendio annuncia 619.278 definizioni, mentre la pagina del Ministero della Cultura, pubblicata anch'essa il 12 marzo 2021, scrive «plus de 400 000 mots». Non si contraddicono: non contano lo stesso oggetto, perché una parola porta spesso più definizioni. Non si sommano né si confrontano. Quindi non scegliamo, e citiamo ogni unità con il suo documento.

Secondo punto: sono cifre di lancio, non di oggi. Un dizionario collaborativo continua a ricevere contributi, e non abbiamo trovato alcun conteggio più recente che fosse al tempo stesso datato e attribuito. Un numero letto altrove senza data merita la stessa prudenza.

Terzo punto: un inventario non misura l'uso. Quelle 619.278 definizioni dicono ciò che è stato registrato, non ciò che la gente dice: una parola rilevata una volta nel 1988 e una parola detta ogni giorno a Dakar vi pesano allo stesso modo.

Quarto punto: il compendio non dà alcun numero di voci per Belgicismes né per i regionalismi di Francia, e descrive la base panfrancofona con «une vingtaine de groupes de recherches», senza numero esatto. Non abbiamo colmato quei vuoti con alcun calcolo, e non riprendiamo un anno visibilmente incompleto stampato in una delle sue frasi.

La regola di decisione sta in tre gesti. Individuate prima dove la parola è stata rilevata. Verificate poi se un organismo normativo la segnala come familiare, sconsigliata o riservata a un contesto. Usatela infine, o sostituitela, secondo la persona con cui parlate.

Un dizionario vi dice che una parola esiste da qualche parte. Non vi dice se potete usarla qui e ora, davanti a questa persona. È proprio questo che porta un interlocutore: in Frenchee le lezioni sono dal vivo con insegnanti madrelingua laureati, individuali o in piccolo gruppo da tre a cinque allievi, senza abbonamento.

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